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INTERVISTA DELL’AMBASCIATORE LUCA GORI PER BLIC: “NON ESISTONO OSTACOLI INSORMONTABILI SULLA STRADA DELLA SERBIA VERSO L’UE”

L’Ambasciatore d’Italia Luca Gori per “Blic”:

NON ESISTONO OSTACOLI INSORMONTABILI SULLA STRADA DELLA SERBIA VERSO L’UE


Italia e Serbia intrattengono da tempo ottimi rapporti e cooperazione. Dove vede margini di miglioramento?

L’Italia è il terzo partner commerciale della Serbia, figura tra i primi investitori esteri ed è presente con oltre 1.200 aziende in tantissimi settori. L’interscambio bilaterale ha superato i 4 miliardi di euro ed è in costante crescita. Ora è tempo però di compiere un salto di qualità. Dobbiamo investire in campi nuovi, con una forte componente tecnologica: transizione verde, infrastrutture sostenibili, agri-tech, start-up, digitalizzazione, intelligenza artificiale. A questo fine, stiamo lavorando su moltissime iniziative, a partire da un Business Forum che puntiamo ad organizzare in primavera e da mirate missioni imprenditoriali dall’Italia.

Il programma Youth in Business, finanziato da Italia, Svezia e BERS, è stato recentemente avviato in Serbia. Potrebbe dirci di più a riguardo?

Si tratta di un’importante iniziativa, cui l’Italia è felice di contribuire. Il Programma può contare su un budget di 100 milioni di euro. È rivolto a sostenere imprenditori e imprenditrici under 35 provenienti anche dalla Serbia per favorirne l’accesso al credito e alla formazione. Oltre ad offrire opportunità di finanziamento, l’aspetto qualificante di questo programma è la possibilità di e-learning e training. L’Italia crede fortemente nei giovani talenti serbi. Per questo vogliamo rafforzare il sistema di educazione duale tra le scuole serbe e le aziende italiane qui presenti.

Quali altri progetti possiamo aspettarci?

Stiamo lavorando su moltissimi progetti, in stretta collaborazione con i nostri partner serbi. Si sono appena conclusi il Festival del cinema italo-serbo e la Settimana della Lingua italiana, mentre sta per iniziare quella dedicata alla nostra cucina. Ci saranno poi la Giornata della Ricerca e quella del Design. L’agri-tech sarà al centro del nostro calendario, che culminerà a maggio 2023 nella Fiera Internazionale dell’Agricoltura di Novi Sad, dove l’Italia sarà Paese partner. Per il 2023 abbiamo inoltre in programma eventi su moda, start-up, turismo e cosmesi. E ci sarà spazio anche per la diplomazia sportiva, dalla scherma al calcio. Senza contare la ricca programmazione del nostro Istituto Italiano di Cultura con iniziative dedicate a musica, arte, cinema, teatro e letteratura.

Cosa ne pensa del percorso della Serbia verso l’UE? Quali sono i maggiori ostacoli su questa strada?

L’Italia rimane uno degli Stati membri UE più convinti dell’importanza di accelerare il processo di allargamento ai Balcani occidentali. Se è vero che i Balcani e la Serbia hanno bisogno della UE, è vero anche il contrario: i rispettivi interessi strategici coincidono. Non esistono ostacoli insormontabili sulla strada della Serbia verso Bruxelles. Il rischio maggiore che vedo è il fatalismo. Arrendersi al business as usual. L’Italia comprende la frustrazione dei serbi per la lunghezza del processo. Ma la realizzazione della prospettiva europea resta un obiettivo realistico per Belgrado. La UE e i suoi stati membri sono il principale partner economico della regione. L’Europa è il destino storico e culturale della Serbia.

L’Italia ha recentemente eletto il nuovo governo. Cosa significa questo per le relazioni Italia-Serbia?

Significa poter rilanciare l’interlocuzione politica ad alto livello. Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha già avuto una conversazione telefonica con il Presidente Vucic. Ci sono tutte le condizioni per rafforzare la nostra tradizionale cooperazione bilaterale.

Nei mesi precedenti, Francia e Germania sono state molto attive nella risoluzione del problema del Kosovo. Ci sono alcune insinuazioni che la Serbia arriverà prima nell’UE se Belgrado riconoscerà l’indipendenza del Kosovo. Qual è la posizione di Roma su questo?

L’Italia, che ha 700 uomini in KFOR e assicura il comando della missione, è molto preoccupata per gli ultimi sviluppi in Kosovo. Dobbiamo favorire una de-escalation e evitare atti unilaterali. Le parti devono tornare al tavolo negoziale. Dobbiamo trovare il modo affinché’ i serbi rientrino nelle istituzioni kosovare. Il Ministro Tajani ha chiesto a Pristina e Belgrado di agire responsabilmente. Dobbiamo trovare una soluzione sulle targhe e realizzare l’Associazione delle municipalità serbe. Fare progressi nel processo di normalizzazione con Pristina contribuirà certamente ad avvicinare la Serbia alla UE.

Ha avuto in precedenza esperienza con i Balcani occidentali? Quali ritiene siano le Sue maggiori sfide in questa regione?

Si, mi sono occupato a lungo della regione sia a Roma che a Bruxelles, dove dal 2003 al 2007 ho seguito il rapporto tra UE e Balcani occidentali. La sfida più grande resta quella della cooperazione e riconciliazione regionale. Su questo l’Italia è in prima fila e considera positivamente tutte le iniziative – inclusa Open Balkan – capaci di favorire l’integrazione dell’area.


“MI HA IMPRESSIONATO ANCHE LA CREATIVITÀ DEI SERBI”

Di recente ha iniziato il suo mandato come Ambasciatore qui in Serbia. Quali sono le Sue impressioni su Belgrado e la Serbia?

Sono rimasto stregato da Belgrado. È ormai, a tutti gli effetti, una capitale europea di straordinaria vitalità. Della Serbia mi ha colpito l’autostima del suo popolo. È una dote preziosa per costruire il futuro di un Paese.Mi hanno impressionato poi la creatività dei serbi e la loro capacità nel campo dell’innovazione tecnologica. E infine il grande amore per l’Italia. Quando mi presento come Ambasciatore d’Italia, la prima cosa che vedo sul volto delle persone è un sorriso. Che ricambio subito con piacere.

 

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