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Intervista dell’Ambasciatore Carlo Lo Cascio per il quotidiano “Blic” in occasione della Festa della Repubblica italiana: “Oggi l’Italia sta rinascendo, il popolo serbo è stato al nostro fianco”

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“Oggi l’Italia sta rinascendo, il popolo serbo è stato al nostro fianco”

L’Italia festeggia oggi la Festa della Repubblica, ma senza la solita celebrazione, a causa della pandemia del Coronavirus. Per questa occasione, l’Ambasciatore d’Italia a Belgrado, Carlo Lo Cascio, ha parlato per “Blic”, descrivendoci “la rinascita dell’Italia”, come sono le relazioni tra i nostri Paesi, ed ha anche fatto riferimento al percorso europeo della Serbia.

L’Italia è stato uno dei Paesi più colpiti al mondo a causa del coronavirus. Come è stato per voi guardare a tutto ciò che stava accadendo in Italia dalla Serbia e con il popolo serbo vi ha contattato per dire le loro condoglianze e offrire aiuto?

Oggi è la Festa della Repubblica italiana che, quest’anno, per la prima volta celebriamo senza eventi pubblici in rispetto delle vittime del COVID19 in Italia, in Serbia e in tutto il mondo. È ancora doloroso guardare a quanto è successo in Italia ma, al tempo stesso, siamo stati testimoni della reazione orgogliosa e solidale del popolo italiano che ha resistito e vuole ora ricominciare. È quindi un “2 giugno” all’insegna della rinascita dell’Italia. Il popolo serbo ci è stato vicino in modo sincero sin dall’inizio della crisi. Abbiamo ricevuto molte manifestazioni d’affetto e offerte d’aiuto, di cui sono personalmente riconoscente.

Il peggio in Italia è passato e il vostro Paese è entrato nella fase successiva. Può dirci di più sulla fase 2 in Italia?

Il “Decreto rilancio” adottato il 16 maggio modifica i limiti alla circolazione, che adesso riguardano solo i movimenti tra le Regioni e i confini del Paese, fino al 2 giugno. Le nuove disposizioni stabiliscono inoltre la ripresa delle attività economiche, e rimangono validi i criteri di distanziamento sociale, di igiene e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. È stato stabilito anche un piano di monitoraggio nazionale per seguire l’andamento dei contagi, in modo da intervenire prontamente con nuove misure qualora emergessero nuovi focolai del virus. Affrontiamo questa fase confidando nella responsabilità dei singoli e ricorrendo a un articolato sistema di controllo degli andamenti epidemiologici.

L’Italia si sta preparando per una potenziale seconda ondata di epidemia?

Superata la fase più critica della diffusione del virus in Italia, e lo diciamo ancora con prudenza, si è reso necessario ripristinare “in sicurezza” la normale attività del Paese. Come ha detto il Premier Conte in Parlamento “un ordinamento liberale e democratico non può tollerare una compressione dei diritti fondamentali se non nella misura strettamente necessaria a difendere i beni primari della vita e della salute dei cittadini in dipendenza di una minaccia grave e attuale”. Tornare progressivamente alla normalità richiede uno sforzo di “convivenza” con il virus, accompagnato da senso di responsabilità, rigorosi protocolli di sicurezza e da un costante dialogo con le Regioni e gli enti sanitari.

Abbiamo sentito molte critiche alla risposta dell’UE alla crisi del coronavirus. Pensa che l’UE ha fatto tutto il possibile per aiutare i suoi membri statali?

L’Italia è Paese fondatore e membro orgoglioso dell’UE: non abbiamo alcun dubbio sulla nostra appartenenza e ci siamo subito appellati agli ideali originari dei Trattati di Roma – la solidarietà innanzitutto – per affrontare la crisi in modo efficace. Si, forse all’inizio c’è stata qualche esitazione, ma rispetto a marzo ci sono stati molti progressi a livello europeo e siamo ora sulla strada che volevamo: sono stati introdotti nuovi strumenti finanziari con risorse importanti per combattere la recessione provocata dal “coronavirus” che ha colpito tutti i Paesi europei. Ci attendiamo adesso un bilancio e un “Recovery Fund” ambiziosi per rilanciare l’UE: il futuro dell’Europa passa per l’unità dei 27 di fronte a una crisi senza precedenti.

Anche la Serbia sta tornando alla normalità, cosa ne pensa della risposta della Serbia alla crisi coronavirus?

Belgrado ha saputo reagire prontamente alla sfida sia in senso contenitivo, davanti all’apparire dell’emergenza, sia in senso precauzionale, per tutta la durata della pandemia. Ora che in Serbia si è tornati a condurre più o meno una vita normale, occorre mantenere un atteggiamento responsabile e prudente, come le stesse Autorità serbe hanno raccomandato, proprio per evitare scenari di riproposizione dell’epidemia. Speriamo tutti che anche qui in Serbia il peggio sia passato e che i contagi continuino a diminuire.

Abbiamo appreso che Novak Djokovic, famoso tennista serbo, ha donato denaro agli ospedali di Bergamo. Qual è stata la reazione in Italia?

Djokovic è molto amato anche in Italia e il suo gesto generoso a favore dell’ospedale di Bergamo, una dei centri più colpiti dal virus in Italia, ha confermato l’affetto e la stima degli italiani nei suoi confronti. Per me, sarebbe un onore organizzare – quando sarà possibile – la cerimonia di consegna ufficiale del riconoscimento dell’onorificenza di Stella al merito della Repubblica italiana che gli era stata conferita nel 2017 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’Italia e la Serbia intrattengono grandi relazioni e cooperazione. Come si è rivelata questa relazione in tempo di crisi?

Eccezionale. Non ho parole per ringraziare la Serbia per il suo grande cuore e per la generosa donazione di materiale sanitario inviato a Roma tra il 25 e il 27 aprile con ben sette aerei. È stato un gesto di autentica amicizia – coerente con la storia dei nostri rapporti bilaterali – che non verrà dimenticato. Ma ciò che vorrei mettere in risalto è che oggi la Serbia può aiutare, che la Serbia è in grado di fare tante cose. Vorremmo che questo potenziale potesse essere messo a frutto anche in una prospettiva più ampia, come quella della solidarietà europea alla quale Belgrado ha mostrato di appartenere.

Ci sono alcuni piani nel prossimo futuro per approfondire la cooperazione tra Italia e Serbia?

Innanzitutto, vorremmo far ripartire l’interscambio commerciale e gli investimenti italiani in Serbia. Soprattutto dopo la riapertura delle frontiere vari imprenditori italiani sono potuti tornare qui e questo è già un punto da cui ricominciare. Stiamo poi ricevendo numerose richieste di aziende italiane per la partecipazione alla Fiera per l’agricoltura di Novi Sad. In ambito culturale abbiamo, come sempre, un ricco repertorio da offrire, a cominciare dalla mostra “Roma Aeterna” presso il Museo di Novi Sad, che è pronta dall’inizio della crisi. In ogni caso, le attività del nostro Istituto di Cultura Italiano, così come quelle dell’Ambasciata, non si sono mai fermate e abbiamo continuato a offrire corsi di lingua, concerti e video visite “a distanza”.

Cosa pensa della strada della Serbia verso l’UE? Quali sono i maggiori ostacoli su quella strada?

Occorre innanzitutto che l’interesse europeo per l’allargamento rimanga credibile e costante. È un processo che richiede l’impegno di entrambe la parti: le azioni sia dell’UE che dei Paesi candidati devono essere credibili e coerenti. Dal nostro punto di vista, il processo di integrazione europea dei Balcani è inevitabile e per questo continuiamo a sollecitare un andamento più dinamico dei negoziati di adesione in corso. Ciò vale in particolare per la Serbia che ha dimostrato di possedere il potenziale necessario per arrivare sino in fondo. Per noi è stato importante che, anche in questi mesi difficili, le Autorità serbe abbiano confermato la priorità attribuita al processo di adesione all’UE. Belgrado ha fatto molto, ma molto resta ancora da fare: ci attendiamo quindi che il nuovo Governo porti avanti con rinnovato slancio i processi di riforma e di trasformazione previsti dal negoziato, ai quali dovranno poi corrispondere i dovuti riconoscimenti da parte europea.

In maggio abbiamo visto il rapporto di “Freedom house” descrivere la Serbia come “regime ibrido”. Il rapporto sarà un problema per il percorso della Serbia verso l’UE? 

Credo che le imminenti elezioni politiche, le modalità della campagna elettorale e le circostanze in cui si svolgeranno le relative procedure, rappresentino per la Serbia un’eccellente opportunità per dimostrare il contrario (di quanto sostenuto nel rapporto). Quanto al settore dei media, mi pare che le stesse autorità serbe siano consapevoli che si possa fare di più per garantire un accesso migliore e una copertura più bilanciata. Infine, su un piano più generale, spero che possa crescere, sul piano interno, una comunanza di intenti volta a superare la crescente polarizzazione della società, per il bene del Paese e della sua crescita democratica.

Ivana Kešanski

2020 06 02 foto intervista blic news

 

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