{"id":7807,"date":"2014-07-24T09:48:37","date_gmt":"2014-07-24T07:48:37","guid":{"rendered":"https:\/\/ambbelgrado.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2014\/07\/impresa-eroica-della-marina-italiana\/"},"modified":"2014-07-24T09:48:37","modified_gmt":"2014-07-24T07:48:37","slug":"impresa-eroica-della-marina-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambbelgrado.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2014\/07\/impresa-eroica-della-marina-italiana\/","title":{"rendered":"Una storia dimenticata, l&#8217;impresa eroica della Marina italiana"},"content":{"rendered":"<p><P><STRONG>ILUSTROVANA POLITIKA<\/STRONG><\/P><P><STRONG>&#8211;<\/STRONG><\/P><br \/>\n<P>LA RISTAMPA DEI DOCUMENTI PUBBLICATI A MILANO NEL 1917 IN UNA RACCOLTA INTITOLATA \u201cPER L\u2019ESERCITO SERBO\u201d, GETTA UNA NUOVA LUCE ALL\u2019EVACUAZIONE DI CIRCA 300.000 SOLDATI SERBI, I LORO PRIGIONIERI E I PROFUGHI DALLA COSTA ALBANESE A CORF\u00d9<\/P><br \/>\n<P>DI M. STAMATOVIC<\/P><br \/>\n<P>L\u2019ufficio speciale del Ministero della Regia marina italiana ha pubblicato, nel 1917 a Milano, una raccolta di documenti intitolata \u201cPer l\u2019Esercito serbo\u201d. Da allora, essa scompare senza traccia. E poi ricompare, in una scoperta fortuita della giornalista RAI e scrittrice Mila Mihajlovic, nata a Zrenjanin, fatta nella biblioteca personale, da quindic\u2019anni usata come magazzino per innumerevoli archivi storici e libri.<BR>Il documento \u00e8 composto da testi ed oltre settanta fotografie, l\u2019unico di cui si sappia l\u2019esistenza sull\u2019evacuazione dei militari e civili serbi dall\u2019Albania \u2013 prima in Italia e poi a Corf\u00f9. La giornalista ha ritenuto che tale rarit\u00e0 non poteva pi\u00f9 essere lasciata giacere nel buio e, aiutata dall\u2019Esercito italiano e dall\u2019erede al trono Aleksandar Karadjordjevic, \u00e8 riuscita a pubblicare il libro, scritto in italiano e in serbo, con il titolo \u201cPer l\u2019Esercito serbo \u2013 una storia dimenticata\u201d.<BR>&#8211;\u00a0La presentazione del libro \u00e8 avvenuta a Roma, nel palazzo dell\u2019Altare della patria, ai piedi del Monumento al milite ignoto. Vi hanno partecipato i ministri della difesa serbo e italiano, nonch\u00e9 i capi dei due Stati maggiori \u2013 spiega la Mihajlovic. \u2013 E\u2019 in quest\u2019occasione che l\u2019Italia ha inaugurato le celebrazioni per il 100\u00b0 anniversario della I guerra mondiale, conferendo un altissimo onore alla Serbia. Non era mai successo che un alleato venisse onorato in tal modo in Italia.<BR>Al Salone internazionale del libro di Torino, a maggio, la pubblicazione \u00e8 stata eletta \u201cevento dell\u2019anno\u201d per l\u2019editoria italiana. Abbiamo incontrato Mila Mihajlovic in occasione della recente presentazione del testo presso la Casa dell\u2019esercito serbo, in seguito ad una conferenza dell\u2019Accademia serbe delle scienze e dell\u2019arte dove l\u2019autrice aveva parlato del libro ad un pubblico pi\u00f9 ristretto.<BR>Sopravvive solo l\u2019anima<BR>All\u2019inizio dell\u2019ottobre 1915 la Serbia fu attaccata da nord, ovest ed est dall\u2019armata congiunta tedesco-austriaco-bulgara comandata dal generale tedesco August von Mackensen. Gi\u00e0 il 20 ottobre il ministro degli esteri italiano Sidney Sonnino ammoniva il capo di governo Salandra con un telegramma che \u201csi pu\u00f2 aspettare che buona parte dell\u2019esercito serbo, costretta da truppe nemiche di gran lunga superiori in numero, si ritiri in Albania\u2026 Se c\u2019\u00e8 da aiutare, occorre farlo quanto prima, con urgenza\u201d.<BR>A met\u00e0 dicembre gi\u00e0 60.000 soldati serbi giungevano e si stanziavano tra Medova e Scutari. Dall\u2019altra parte, i serbi ambivano a raggiungere Valona essendoci situato il re Pietro. \u201cQualcuno potr\u00e0 mai descrivere le sembianze di quella mole tragica\u2026 non ci si pu\u00f2 figurare niente di pi\u00f9 nero e terrificante\u2026 scheletri umani ancor in vita, vittime della lotta contro la colera, cancrena, fame\u2026 in essi sopravvive solo l\u2019anima\u201d, ecco la descrizione data da un ufficiale italiano dell\u2019esercito serbo, l\u2019esercito che aveva umiliato le truppe austriache con il generale Potiorek e che rifiutava di arrendersi nonostante la via crucis che tale decisione implicava.<BR>Gli ufficiali italiani annotarono inoltre che il 31 dicembre erano giunti nell\u2019area tra Medova e Durazzo ulteriori 140.000 serbi con 35.000 cavalli, 10.000 capi di bestiame e oltre 100.000 prigionieri e profughi. Il comandante della corazzata Legnani mand\u00f2 allora un messaggio telegrafico ai propri superiori: \u201cL\u2019ammiraglio inglese (Trowbridge) sostiene sia irrazionale caricare le truppe talmodo numerose sulla nave a Medova e ne declina ogni responsabilit\u00e0. Afferma di non aver ricevuto nessuna istruzione o ordine in proposito, n\u00e9 dal proprio governo n\u00e9 da quello serbo. Qui nessuno, n\u00e9 le autorit\u00e0 francesi, n\u00e9 quelle inglesi n\u00e9 i serbi, sanno cosa fare. Tutti si rimbalzano la responsabilit\u00e0 l\u2019un l\u2019altro. In una tale situazione, solo noi, italiani, effettuiamo i trasporti.\u201d<BR>Il giorno del Capodanno serbo (14 gennaio 1916) il governo italiano ricevette una nota del governo francese nella quale si sosteneva che \u201cil governo greco\u2026 non pu\u00f2 permettere all\u2019Esercito serbo di riordinarsi a Corf\u00f9.\u201d A quel punto il capo della diplomazia italiana Sonnino invi\u00f2 una nota di protesta agli ambasciatori dei paesi alleati: \u201cI governi inglese e francese si mettano d\u2019accordo per tempo al fine di garantire le forniture ed i trasporti dell\u2019Esercito serbo da Valona a Corf\u00f9.\u201d Ma la confusione and\u00f2 avanti, facendosi addiritura pi\u00f9 grossa quando la Grecia rifiut\u00f2 le ripetute richieste di accogliere l\u2019Esercito serbo a Corf\u00f9, ufficialmente \u201cper motivi amministrativi e sanitari\u201d.<BR>&#8211;\u00a0Quindi, tutto l\u2019onere dell\u2019evacuazione delle truppe serbe, dei civili a seguito e dei progionieri, 24.000 soldati austriaci, ricadde sull\u2019Italia \u2013 spiega Mihajlovic. \u2013 Nel bel mezzo dell\u2019inverno, quasi l\u2019intero esercito serbo fu trasferito prima dalla costa albanese in Italia e poi, nei mesi successivi, a Corf\u00f9.<BR>Come l\u2019operazione Dunkerque<BR>Dal 12 dicembre 1915 al 29 febbraio 1916, quando l\u2019evacuazione fu compiuta, la marina italiana ha evacuato 260.895 soldati e profughi serbi dall\u2019Albania, adoperando 250 vascelli. Furono inoltre trasportati, su altre cento imbarcazioni, 300.000 tonnellate di cibo ed altro materiale e portati in salvo tutti i prigionieri serbi, oltre 10.000 cavalli, 68 cannoni\u2026 Solo per questi ultimi furono effettuate 248 traversate. Durante l\u2019evacuazione dell\u2019esercito serbo, l\u2019Italia perse tre vascelli e migliaia di soldati (solo a Durazzo, nel corso dell\u2019evacuazione dell\u2019ultimo gruppo di 1.500 feriti serbi, morirono 800 marinai italiani), ma, secondo quanto riportato dall\u2019agenzia Stefani il 23 febbraio 1916, \u201cnessun serbo perse la vita sul mare\u201d.<BR>&#8211;\u00a0L\u2019impresa eroica della marina italiana \u00e8 rimasta pressoch\u00e9 sconosciuta, mentre l\u2019operazione pu\u00f2 essere paragonata a quel che successe durante la Seconda guerra mondiale a Dunkerque, nel nord della Francia, tra il 25 maggio e il 3 giugno 1940, quando furono evacuati oltro 300.000 soldati inglesi e francesi \u2013 racconta Mila Mihajlovic. \u2013 Tale operazione fu determinante per la vittoria degli alleati, come lo \u00e8 stata la nostra, compiuta nell\u2019inverno 1915-1916. Dopo anni di estenuanti combattimenti in trincea, solo l\u2019Esercito serbo, con la campagna del fronte macedone del 15 settembre e gli ulteriori avanzamenti, riusc\u00ec in meno di due mesi a portare alla vittoria nella Prima guerra mondiale. Non fosse stato per l\u2019impresa della marina italiana, l\u2019Esercito serbo non sarebbe stato in grado di compiere la propria di imprese. Al contempo, l\u2019evacuazione dei militari e civili serbi anticipa le operazioni umanitarie dei nostri tempi e rimane la pi\u00f9 importante e la pi\u00f9 complessa operazione di aiuto internazionale e di salvezza di sempre.<\/P><br \/>\n<P>foto: Dalla promozione belgradese (da sinistra): del libro hanno parlato l\u2019Ambasciatore italiano a Belgrado Giuseppe Manzo, il direttore dell\u2019Istituto per la storia contemporanea Prof. Momcilo Pavlovic, il capo dell\u2019Ufficio per la storia militare presso l\u2019Istituto per le ricerche strategiche del Ministero della difesa, nonch\u00e9 la curatrice Mila Mihajlovic<\/P><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"ILUSTROVANA POLITIKA&#8211; LA RISTAMPA DEI DOCUMENTI PUBBLICATI A MILANO NEL 1917 IN UNA RACCOLTA INTITOLATA \u201cPER L\u2019ESERCITO SERBO\u201d, GETTA UNA NUOVA LUCE ALL\u2019EVACUAZIONE DI CIRCA 300.000 SOLDATI SERBI, I LORO PRIGIONIERI E I PROFUGHI DALLA COSTA ALBANESE A CORF\u00d9 DI M. 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